Storytelling Fiat 500 – prima puntata

fiat500

La mia storia con la Fiat 500‬ inizia da questa foto scattata in occasione del mio diciottesimo compleanno, quindi più di 20 anni fa. Non avevo ancora la macchina e nemmeno la patente. Il cofano che tengo in mano è il regalo che mi fecero i due amici. I sorrisi stampati sulle quelle facce giovani raccontano già tutto. Non so che regalo abbiate desiderato voi per quell’occasione, ma io ero felicissimo. Era l’inizio di tutto.

Per i successivi compleanni e in altre occasioni ricevetti anche

– un volante
– un portachiavi Fiat
– 2 fanalini posteriori
– il manuale Haynes per le riparazioni
– altre pubblicazioni monografiche sul modello
– altri lamierati vari
– innumerevoli gadget a tema.

Ma ancora niente macchina.


Nel frattempo mi ero esercitato con la ‪‎Vespa‬: ne ho smontate a decine, riparate, restaurate e rimesse in strada. Mi sono capitate anche moto d’epoca in condizioni disastrose, ogni volta la faccenda si complicava, e ogni volta diventava più divertente. Ė stato un percorso di crescita e di apprendimento.

haynesInsomma ad un certo punto mi sentivo pronto ad intraprendere questo benedetto restauro, ma la 500 ancora non c’era. Un giorno però ricevo una telefonata: ė mio papà (ė lui che mi ha trasmesso questo “virus”, comprandomi nel 1987 il primo numero di Ruoteclassiche‬ quando avevo solo 12 anni…) che mi dice “Mauro, chiama subito questa signora che si vuole disfare di una 500!”

Dopo pochi giorni sono di fronte ad una fila di quaranta garage, ma la signora ha perso le chiavi del suo, e la porta non si apre. “Non so dove possano essere finite, sono passati circa 20 anni da quando la mia povera mamma la chiuse qui dentro” (!) “… Mauro mi lasci il suo numero, la richiamerò quando sarò riuscita ad aprirlo” (!!) E io “Va bene, ma… di che colore ė?”

Poi più niente per quasi un anno.

Una mattina mi richiama e mi chiede “Signor Mauro? Ė sempre interessato alla 500? Ho fatto aprire la saracinesca, ma non credo che riuscirà a farla partire, non ho trovato le chiavi dell’accensione, ci vorrebbe un carroattrezzi” (!!!)

Mi precipito da lei con una torcia per ispezionarla: voglio evitare di farmi prendere dall’entusiasmo e portarmela a casa ad ogni costo, anche perchė la signora mi ha detto che non trova neppure i documenti.

Quando arrivo, la saracinesca è aperta, ma il garage è buio, e la torcia non fa abbastanza luce. Mi faró aiutare a spingerla fuori. Per prima cosa devo controllare che non ci sia troppa ruggine sui fondi e i parafanghi. Le gomme sono a zero, ma ho portato la pompa a pedale e dopo mezz’ora di fatica finalmente la 500 esce dal suo lungo letargo.

Bhè la prima impressione non è molto positiva: dalla polvere a malapena si riconosce il colore, (grazie al cielo originale!) Avorio antico e non bianco come mi aveva detto lei. Mancano le borchie alle ruote e altri particolari, così su due piedi mi sembra sfinita. L’interno ė così composto: sedile guida e pannelli porta neri, sedile passeggero rosso, panca posteriore marrone. Moquette nera, ma di sporco.

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Uscendo dal garage per la mancanza di chiavi si è bloccato lo sterzo. Anche uno sguardo al motore non lascia presagire nulla di buono: mancano entrambe le candele ed i cavi penzolano.

Devo decidere su due piedi cosa fare, così mal messa senza chiavi, nė documenti e con l’intestataria defunta. Dovrei raccogliere anche questa sfida? Come andra a finire una volta arrivata nel mio garage?

fiat500_2Grazie anche al consiglio di Bruno, altro appassionato fomentatore presente sulla scena, decido di chiamare il carro attrezzi, più per non dispiacere la signora che per la smania concludere l’affare. Mi sono trovato tante volte a dover ponderare l’acquisto e sempre sono stato sopraffatto dall’istinto, ignorando quel che suggeriva la ragione, mi sempre andata bene.

Stavolta però si tratta di prendersi un grande impegno, e cerco nell’attesa di autoconvincermi ricontrollando un po’ i punti critici che potrebbero nascondere brutte sorprese. Ė a questo punto che alzo il tappetino sotto il sedile di destra e trovo la busta con i documenti! Non so ancora cosa mi aspetta, ma questo ritrovamento cambia decisamente le prospettive.
La targa Milano ed i numeri del telaio corrispondono!

La mia 500L ė stata immatricolata per la prima volta il 1 luglio 1971 a Settimo Torinese. La prima intestataria era probabilmente una dipendente FIAT, questo spiegherebbe la vendita l’anno successivo a quella che sarà l’unica altra intestataria prima di me. La targa quindi cambia nel 1972 da TO a BO e sucessivamente nel 1974 a MI per un cambio di residenza. La fattura di vendita di 572.115 lire, assieme al libretto di circolazione, al foglio complementare e a tutti gli altri documenti che ricostruiscono la sua storia ė rimasta sempre nell’astuccio sotto il sedile, per piu’ di quarant’anni… Ci sono anche i tagliandi dell’assicurazione, l’ultimo ė datato 1993.

fiat500_vespaVa bene, il più ė fatto, dico, la 500 ė qui da me, tra le mie moto, ma non voglio ancora metterci le mani, almeno finchė non avrò regolarizzato il passaggio.

Dovrò aspettare un altro mese e mezzo e tre appuntamenti al PRA di Milano. Al primo si scopre che ci sono altri eredi e ci vuole il consenso, al secondo i terminali smettono di funzionare e ci mandano a casa, e al terzo ci tocca quasi un calvario: un errore di trascrizione della targa risalente al 1972 blocca il sistema, finchė dopo quasi 4 ore e mezza di attesa l’impiegato mi consegna cdp e libretto aggiornato. Prezzo di vendita: 1€ simbolico.

fine prima puntata

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2 thoughts on “Storytelling Fiat 500 – prima puntata

  1. Max ha detto:

    Fantastico, come prosegue!?

    • seconda puntata
      Ancora mi chiedo come abbiamo fatto a parcheggiarla nel box con bloccasterzo inserito, sollevandola da una parte e dall’altra per metterla dritta e spingerla dentro.
      Il primo problema che devo risolvere è proprio questo, ma si rivelerà più difficile del previsto: smontato tutto il piantone (solo 2 viti…) e dopo aver provato almeno 80 tipi di chiavi diverse, alla fine mi toccherà usare a malincuore il trapano.
      Ho davanti a me delle lunghe nottate da passare in questo box, ho pochissimo spazio per muovermi e soprattutto non posso fare rumore: sopra ci sono delle finestre e qualcuno che diversamente da me di notte riposa. Ho poca luce e cerco in cantina una vecchia lampada da scrivania snodata, di quelle con la pinza, che attacco al bordo del vano motore. Non ė per niente professionale, ma perfetta per armeggiare lì dentro.
      Da dove incominciamo? Prima di tutto butto via tutto quello che non c’entra: un ombrello, degli occhiali da vista, mozziconi di sigarette, vix vaporub e, soprattutto, un pieno di benzina super marcia, (chi di voi ne ha maneggiata sa che l’odore rimane attaccato alle pareti degli ambienti a distanza di settimane). Sotto la panca posteriore trovo un guanto da bambina, una che era bambina negli anni ‘70…
      Dopo aver tolto quindi lo sterzo ed il serbatoio non ho più scuse devo passare al motore e alla meccanica. So già che avrò bisogno di un ponte, perchè il pedale del freno va a fine corsa a vuoto, e ci sarà da rifare sicuramente l’impianto. Prima peró voglio provare ad avviarla. In folle faccio girare piano il volano tirando la cinghia della dinamo: i pistoni girano liberamente, posso compilare una prima lista della spesa:
      kit revisione carburatore
      – candele
      – filtro benzina
      – guarnizione coperchio punterie
      – filtro dell’aria
      – tubo condotto aria calda
      – batteria
      – olio motore
      Non è poi così diverso dalla Vespa, sembra tutto semplice, revisiono anche il carburatore, una domenica sul tavolo della cucina, di fronte ad uno sguardo femminile ormai rassegnato. Sostistuisco tutto, controllo anche il gioco delle valvole con lo spessimetro e dopo pochi giorni sono pronto per il momento fatidico. Ah… però devo trovare il modo di mandare benzina al carburatore! Il serbatoio non l’ho ancora rimontato, perchè è veramente sporco e non sono ancora riuscito a lavarlo, poi non voglio più aprire il tappo per non sentire più quell’odoraccio. Penso di risolvere riempiendo una grossa siringa e un tubo tenuti in verticale con un filo di ferro per sfruttare la gravità e bypassare la pompa. Attacco la batteria faccio un ponte con i fili sotto al piantone e provo ad avviarla. Il motorino di avviamento si risveglia di cattivo umore dopo il lungo letargo: gracchia, stride e puzza di bruciato. Pazienza. Non insisto per stasera, andrò a letto leggere il manuale per capire come smontarlo.
      La sera dopo arrivo già tardi in garage e non ho voglia di tirarlo giù, anche perchè è in una posizione molto scomoda. Provo di nuovo ad avviare e stavolta lui gira regolare, muove l’albero ed i pistoni ma il motore non si avvia ancora. Scintilla debole e non sento odore di benzina. Da questo momento inizia una battaglia personale che si spinge oltre il limite della prova empirica e che mi porterà a sostitutire, uno alla volta, tutti i componenti dell’accensione.
      spazzola spinterogeno
      puntine e condensatore
      pompa benzina
      bobina AT
      Nel frattempo ho anche incominciato con le “pulizie di primavera” nell’abitacolo, smontando i sedili e aspirando per bene dappertutto. Per detergere la moquette uso una bomboletta che fa una schiuma densissima e avvolge tutto. A parte l’usura, Il risultato è notevole.
      Ho tutto il sistema di accensione nuovo cos’altro ci può essere che non va? Il motore gira ancora ma non si avvia, le candele si bagnano, segno che il carburatore sta funzionando.
      Ho risolto il problema del serbatoio con un sostituto provvisorio proveniente da una Vespa!
      Ho fatto compassione ad un signore che abita nello stesso cortile, un ex meccanico Innocenti, che deve aver sentito i miei tentativi fallimentari, perchè scende e si offre di aiutarmi. Mi insegna un trucchetto:
      “Per vedere se arriva corrente, smonta la calotta e fai toccare con il cacciavite le puntine… fanno scintilla?”
      Io eseguo… “Si?”
      “Allora deve partire!”
      “Proviamo ancora” sarà la trentesima volta che provo, sto scaricando la batteria nuova!
      Contatto, starter, levetta e…. ACCENSIONE!!!! Va in moto! e gira bene, senza il minimo sussulto! Che gioia! Un fumo nero mi avvolge completamente. Tutti i miei sforzi sono stati premiati, ho raggiunto il mio obiettivo, chiudo tutto e vado a fare una doccia. Tornato a casa avviso tutti quelli moralmente coinvolti nell’affare inviando come prova un video che ho fatto con il telefono. Nei giorni sucessivi i più scettici si precipiteranno sul luogo ad osservare il fenomeno di persona.
      Fare il meccanico restauratore per hobby ė un mestiere duro, bisogna avere tanto tempo libero o essere disposti a rinunciare ad ore di sonno. Soprattutto non bisogna arrendersi davanti alle difficoltà o ai piccoli inconvenienti che ti mandano all’aria i piani. Ad esempio quando ho capito che rimaneva da cambiare solo la bobina era sabato sera, quindi ho dovuto aspettare fino al lunedí pomeriggio che riaprisse il ricambista, poi la sera dopocena per montarla. Le prove di avviamento poi non le facevo mai dopo le 21,30 di sera, per non disturbare il vicinato, quindi ho aspettato ancora l’ora di pranzo del martedì… Con attrezzatura da officina ed un ponte forse sarei riuscito a farla partire in mezza giornata, ma dentro ad un box in affitto da 3x6m in condizioni totalmente avverse tra sonno, buio e freddo posso ritenermi più che soddisfatto.
      fine seconda puntata (continua)

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